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L'arte della ceramica nella Sicilia orientale ha avuto sempre il suo principale centro in Caltagirone.
Nel secondo millennio prima di Cristo i locali "artigiani", che fin dal più remoto neolitico si cimentavano nella plasmatura della sacra argilla, appresero dalla cultura minoica la tecnica del tornio.
Ben presto i discepoli superarono i maestri: troviamo testimonianza della loro abilità in alcuni vasi conservati nel Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone, che lasciano esterrefatti per l'incredibile modernità delle ardite linee e per la raffinatezza dell'esecuzione.
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Bacino in
protomaiolica,secolo XIII.
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Scodella in maiolica arcaica, secoli XIII-XIV
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Da quel momento le locali comunità, percorrendo le vie dell'evoluzione della ceramica ne vivranno intensamente, e sempre ai massimi livelli, tutte le stagioni: autorevolmente presenti durante l'epopea ellenistica e ancora primeggianti sotto la dominazione romana e bizantina, dall'828 d.c., con l'avvento delle dominazione dei "mori", ha inizio quella che senza dubbio sarebbe stata la stagione più intensa di tutta la storia della ceramica.
Furono proprio gli Arabi a dare alla città la sua definitiva denominazione, dall'unione di Qal'at e giarrone o inzirone, ad indicare in quel luogo la "collina dei vasi". |
In continuazione della scuola moresca a Caltagirone ebbe sede una numerosa ed eccelsa maestranza di maiolicari, che nel corso dei secoli andarono a nutrire diverse "confraternite" di artigiani: i cannatari, i quartarari, i ciaramitari,…
Dal XI secolo al XV secolo la produzione fu caratterizzata da "manufatti" (in special modo produzione vascolare) in protomaiolica e maiolica arcaica con ornamenti semplici e decorazioni in manganese con motivi animali (pesci, colombe, cinghiali…) e motivi fitoformi, a campitura lineare o reticolare.
Lo smalto, man mano che ci si avvicina al secolo XV, diviene sempre più corposo e vetroso. |
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Boccale in maiolica
arcaica, secolo XV
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Albarello in maiolica,
secolo XVII
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Dopo la metà del secolo XV, i ceramisti calatini, venuti a conoscenza della ceramica catalana e delle sue decorazioni in blu, ne imitarono i tratti caratteristici associandoli ai vecchi motivi tradizionali. Sicché la decorazione del tempo si presenta ibrida, pur mantenendosi semplice e lineare, con i colori verde ramina e manganese prima e con i colori giallo arancio e blu poi. Un rinnovamento che non riguarda solo la decorazione, bensì anche le forme.
Nel XVI e XVII secolo il colore dominante delle ceramiche è il blu e il turchese; i motivi usati risultano da una fusione di elementi decorativi siculo-arabi, arabo-normanni, spagnoli e rinascimentali: serpentine, archetti incrociati, ripartizioni triangolari, foglie polilobe, fiori, intrecci di fogliami e uccelli ricoprono indiscriminatamente le più varie superfici.
La ceramica caltagironese si diffuse nell'Isola non solo con la produzione vascolare ma anche con le mattonelle per le pavimentazioni ed i rivestimenti architettonici per i prospetti di chiese e campanili. |
E' certo che la maiolica prodotta dalle officine calatine dell'epoca rispecchia assai da vicino la decorazione dominante nel centro toscano di Montelupo, ove ha un posto preminente il motivo della palmetta persiana.
Superata la crisi dovuta al terremoto del 1693, nei primi anni del Settecento le officine si ripresero commercialmente, ma in tono artisticamente inferiore.
Nella seconda metà del XVIII secolo si assiste ad un rinnovamento della ceramica: il giallo oro, il verde ramina, il manganese si accompagnano al blu e spesso prendono il sopravvento su di esso nella campitura di ampie volute di ornamentazioni floreali di sapore rinascimentale. |
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Mattonella maiolicata,
secolo XVI
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Bombola in maiolica,
secolo XVIII
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E' certo che la maiolica prodotta dalle officine calatine dell'epoca rispecchia assai da vicino la decorazione dominante nel centro toscano di Montelupo, ove ha un posto preminente il motivo della palmetta persiana.
Superata la crisi dovuta al terremoto del 1693, nei primi anni del Settecento le officine si ripresero commercialmente, ma in tono artisticamente inferiore.
Nella seconda metà del XVIII secolo si assiste ad un rinnovamento della ceramica: il giallo oro, il verde ramina, il manganese si accompagnano al blu e spesso prendono il sopravvento su di esso nella campitura di ampie volute di ornamentazioni floreali di sapore rinascimentale. |
La decorazione non è solo dipinta, ma è modellata e dipinta. E' infatti questo il periodo aureo della decorazione plastica maiolicata. Acquasantiere, lavabi, altari, vasi da fiori, candelieri, calamai, fregi, mezzibusti sono solo alcuni esempi di oggetti in cui si sbizzarrì la fantasia dell'artigiano caltagironese, creando lavori estrosi e ricchi di brio plastico e cromatico: l'ornato a rilievo è bianco su fondo turchino, o, il più delle volte, verde, blu e giallo su fondo bianco.
Nell'Ottocento si assiste ad un nuovo periodo di decadenza: la plurisecolare vitalità dell'artigianato calatino volge oramai al tramonto, soprattutto a causa della obsolescenza delle tecniche e attrezzature delle officine locali, non più in grado di reggere la concorrenza dei prodotti continentali.
Lo smalto perde quel colore bianco splendente e divine giallognolo; al colore turchino subentrano i colori prodotti sul posto: il giallo ferruginoso, il verde ramina, il manganese. |
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Vaso per lavabo
in maiolica, secolo XVIII
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Fiasca biansata in maiolica,
secolo XIX
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Anche la terminologia in uso rispecchia i tempi di decadenza dell'arte: i maiolicari non sono più detti cannatari ma cretai.
L'unica singolare, genuina e sentita manifestazione d'arte che offre la ceramica caltagironese nella seconda meta del secolo XIX è quella dei figurinai. Le loro figurine a tutto tondo, di proporzioni ridotte colorite a freddo o lasciate nel colore naturale, spesso plasmate in bassorilievo o in altorilievo sui vasi, rivestite con le foglie della stessa argilla anziché con stoffa, sono un idilliaco inno alla vita del popolo. |
Dopo la scomparsa dei maestri figurinai Caltagirone avrebbe cessato di essere annoverata fra le più importanti città produttrici di maioliche e terracotte, se per merito di Don Luigi Sturzo non fosse sorta nel 1918 una Scuola di Ceramica in grado di dare nuova linfa e impulso alla produzione ceramista.
La Scuola divenne in seguito Istituto d'Arte. Un esempio illustre di vitalità dell'Istituto in realizzazioni di vasta portata è rappresentato dal rivestimento in mattonelle maiolicate delle alzate dei 142 gradini della monumentale Scala di S. Maria del Monte in Caltagirone.
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Scena familiare,
secolo XIX
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Particolare della
Scala di S. Maria del Monte
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Filiazione diretta dell'Istituto d'Arte può considerarsi il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone, custode di un'eccezionale documentazione di cimeli ceramici, testimonianze della storia plurisecolare non solo della ceramica caltagironese, ma dell'intera Isola. |
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